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Cervi, daini, capre, faraone e sostenibilità

Cervi, daini, capre, faraone e sostenibilità

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Oggi sono stato a dare da mangiare un po' di pane raffermo ad alcuni animali che "vivono" in uno spazio delimitato ma abbastanza grande nei pressi di  un mobilificio a Prosecco (TS). È una pratica diffusa, soprattutto dai genitori di bambini piccoli, che almeno hanno l'occasione di vedere cervi, daini, capre e faraone (non Tutankamon, che adesso non ha bisogno di pane) dal vivo. Dopo essere stati schizzati di fango dai suddetti (gli animali, non i genitori o i bambini...) nell'accalcarsi alla rete di recinzione per prendere quanto più cibo possibile, mi è venuto in mente il paragone fra la loro esistenza e quella dell'uomo in termini ambientali, che mi appresto a descrivere.

Sì, si tratta dell'ennesima spiegazione del concetto di sostenibilità.

Dentro il recinto ci saranno stati una cinquantina di animali, tutti erbivori ma che non disdegnano il pane, che avrebbero dovuto vivere liberi e cercare il cibo necessario alla prorpia sopravvivenza. Si trovano in una situazione in cui le risorse sono limitate ancora più accentuata dal fatto che sono stipati in una zona ristretta: a rigore di logica le loro risorse si riassumono nell'erba presente all'interno del recinto o - al massimo - rami e foglie raggiungibili nei paraggi e nell'acqua a disposizione. Naturalmente la legge della natura permetterebbe di vivere solo ad un numero ristretto di individui: ogni animale consuma un certo quantitativo di erba ed acqua che viene sottratto dal totale disponibile. Questi consumi avvengono in un certo tempo e il rapporto fra quantità consumata e tempo impiegato è detto tasso. La somma delle quantità consumate da ogni individuo e il tasso (o ritmo) con cui queste vengono consumate devono essere tali da permettere alla natura di reintegrare tali fonti, altrimenti gli animali moriranno per stento fino a quando le risorse a disposizione eccederanno quelle necessarie a sfamare quelli rimasti e integrando la parte consumata. Tutto ruota quindi intorno all'equilibrio fra il numero di consumatori  e le risorse disponibili, con crescita e decrescita delle risorse disponibili e del numero di individui del gruppo. Auspicando che nessun animale muoia, il concetto di sostenibilità consiste nel consumare le risorse con una velocità che permetta loro di ricrescere e non esaurirsi.

Se al limite le risorse terminassero prima che il numero di individui si fosse ridotto, tutti gli elementi del gruppo sarebbero destinati a morire. Del resto, sempre al limite ma è un caso reale, questi animali sopravvivono perché c'è qualcuno che li nutre dall'esterno, apportando risorse che altresì non avrebbero.

E l'uomo cosa c'entra? A parte il ruolo da benefattore che sfama gli animali, che non è il fulcro di questa discussione, egli si trova nelle identiche condizioni degli animali del recinto: anche l'umanità vive dentro il suo bel recinto, chiamato Terra, che pur essendo molto più grande di quello di Prosecco ed offrendo maggiori risorse, rimane limitato e tali rimangono anche le risorse offerte. Dirò di più: anziché una cinquantina di individui ce ne stanno circa sei miliardi. Questi signori non mangiano solo erba e bevono solo acqua (a parte vegetariani ed astemi), ma consumano anche altre risorse, fra le quali l'energia è una delle principali (in tutte le sue forme). Ma questa energia dove la prendono? Molta dal sole, sebbene ancora poca e in modo inconscio per i più (senza il sole l'insalata non cresce... e quindi nemmeno chi mangia l'insalata e chi mangia chi ha mangiato l'insalata...). Il resto, specialmente l'energia elettrica, quella per il riscaldamento, i trasporti e l'industria viene in gran parte dai combustibili fossili. Per combustibili si intendono di solito carbone, petrolio, gas, legna e tutte le sostanze che in presenza di ossigeno si ossidano cedendo calore. L'aggettivo fossili raggruppa quelli che si sono formati in milioni di anni: un valido esempio è il petrolio, una sostanza oleosa nata dalla putrefazione delle sostanze organiche (piante, carcasse di animali e sostanze biodegradabili...) soggette alle enormi pressioni che si hanno nel sottosuolo nelle profondità a cui si trovano i giacimenti. Questa fonte viene utilizzata da non più di un secolo e secondo molti studi siamo giunti già ad averne estratta ed usata la metà di quella presente o perlomeno di quella estraibile in modo economicamente vantaggioso (siamo cioè a cavallo del "picco" di estrazione, ossia il punto che fa da spartiacque fra la crescita e il calo del ritmo di estrazione ed indica che da ora in poi se ne estrarrà sempre di meno, e qualcuno rimarrà tagliato fuori).

Allargando la visuale a tutte le risorse a disposizione dell'uomo, e comprendendo anche quelle rinnovabili, il 23 settembre 2008 è stato calcolato come érf oversciutt déi1 (Earth Overshoot Day) dal glòbal futprint nettuorc2 (Global Footprint Network) ossia il giorno in cui la Terra ha consumato la metà delle sue risorse rinnovabili. Quindi da questa data tutto quello che usiamo lo "sottraiamo" al futuro ed in particolare ai nostri figli. Si prevede inoltre che se il tasso di consumo restasse quello attuale il primo luglio 2050 raggiungeremo la fine delle risorse rinnovabili (il caso limite del recinto). E a noi nessuno viene a dare il pane da oltre  la recinzione!

Sebbene sia già tardi è necessario quindi fare qualcosa di concreto per evitarlo, visto che per quella data sarà difficile che l'umanità si sia trasferita su un altro pianeta (cosa che comunque non ci autorizzerebbe lo stesso a continuare a comportarci così). Se poi consideramo che le stime riportano che l'80 per cento delle risorse è consumato attualmente dal 20 per cento della popolazione mondiale, proviamo ad immaginare cosa succederà quando anche il rimanente 80 inizierà a pretendere la propria parte (ed in un certo senso sta già succedendo, in quanto i cosidetti paesi emergenti come Brasile, India e Cina sono già su questa strada e di gran passo).

Torna quindi il concetto di sostenibilità, che consiste - lo ripeto - nel consumare le risorse della Terra ad un ritmo che le consenta di rinnovarle.

Questo porta di sicuro a tagliare gli sprechi (di energia e materiali), ad aumentare l'efficienza nei processi (da quelli industriali, notoriamente energivori fino a quelli casalinghi, meno energivori ma lo stesso pesanti, come ad esempio il riscaldamento), ad utilizzare fonti rinnovabili come il sole, il vento, il mare e le biomasse. Il tutto, se possibile, senza infierire troppo sulla qualità ed il tenore della vita (questa è la vera sfida).

È ora di rinnovarsi gente, su (in modo sostenibile, ovvio)!

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1. In italiano suonerebbe come: giorno del superamento dei limiti

2. In italiano suonerebbe come: rete dell'impronta globale. Si tratta di una squadra che calcola l'impronta lasciaa dall'umanità sull'ambiente. Maggiori informazioni sul loro sito all'indirizzo http://www.footprintnetwork.org