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Ai confini della realtà

Ai confini della realtà

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Ai confini della realtàNon so voi... ma io ho finito le ferie e domattina ricomincio il solito tram tram. Fra le tante cose accadute, racconto due dialoghi piuttosto  strani intercorsi in due situazioni... situazioni da "ai confini della realtà"1, che - per chi non lo sa - è una serie (anzi più di una) di telefilm, che prendono spunto da racconti di autori di un certo calibro, nei quali accadono fatti inspiegabili.

Non sentite già la musichina? Piro piro, piro piro, piro piro, piro piro... (speriamo non prenda fuoco nulla!).

Il primo è stato a Padova, dove abbiamo cercato una camera dopo diverse ore di viaggio e - capitati in un hotel da fricchettoni - fra me e il portiere (ricevitore, o reseptionist, se vi piace di più), ai limAC Hotels - bell'accoglienza!iti dell'offensivo (nei miei confronti, ovvio):

Io: "Buonasera."

Portiere: "Buonasera."

Io: "Avete camere libere?"

Portiere: "Quanti siete?"

Io: "Due e mezzo."

Portiere: "Mah... aspetti che controllo, c'è stata un po' di confusione..." e mentre rumava2 con la tastiera aggiunge "...ho appena dato via l'ultima... e comunque viene €€ euro" (come a dire: "guarda che costa, eh!". Sarà perché non ero vestito anche io da fighetto?).

Io: "Come prezzo ci siamo. Speriamo solo sia libera."

Portiere: "C'è. Ha un documento?"

Io (porgendo la carta di identità): "Carta di identità. Il parcheggio è compreso nel prezzo?"

Portiere: "Sì... mi servirebbero anche i documenti della signora e della bambina. Nel frattempo può portare la macchina in garage."

Io: "Della bambina ho solo il passaporto che è in macchina, glielo porto appena abbiamo parcheggiato"

Portiere: "Va bene. Intanto registro lei e sua moglie e preparo la chiave della camera"

Appena parcheggiato torniamo su e io, carico di borse e valigie, porgo il passaporto al portiere che mi fa:

Portiere: "Bene. Il pagamento è anticipato." (ma non per tutti... al signore che avevo accanto, già cliente in passato, il portiere ha dato la camera senza nemmeno chiedere i documenti. Figuriamoci il pagamento! Ma il tipo era vestito Monclear e Dolce & Gabbana, abbronzato, depilato e profumato... mica come me che ero vestito per viaggiare comodo).

Io: "Accettate il bancomat? Carte di credito?"

Portiere: "Sarebbe meglio in contanti" (sarà perché sulla carta di identità c'è ancora scritto "Stato civile: celibe" e "Professione: studente" ed eravamo in tre?!).

Poi alla fine ha preso il bancomat. Quasi ce lo avrei mandato! Bell'hotel, bella camera, bel bagno (letti scomodi) ma un clima freddo (e non per l'aria condizionata!). Specialmente a colazione, tanto che non ho nemmeno trangugiato i soliti 4 o 5 panini burro e marmellata.

Ikea - tutto come a casa tuaIl giorno dopo, all'Ikea, per la prima volta hanno riconosciuto il mio grado di ESPERTO: credo che una signora mi abbia scambiato per un commesso del magazzino (strano perché là son tutti vestiti di giallo e blu con la scritta IKEA sulla maglietta, mentre io ero completamente rosso e con la scritta PGB75) e mi ha chiesto informazioni riguardo ad un prodotto. Un dialogo inconsueto:

Signora: "ma quanto costa 'sta trapunta?"

Io (guardando l'etichetta sullo scaffale): "... umh... 60 euro, credo"

Signora: "no, così tanto !?"

Io (guardando l'etichetta pinzata sulla trapunta esposta): "eh sì... 60 euro, c'è scritto anche qua!"

Signora (con estrema naturalezza): "ma è matrimoniale?"

Io (guardando le misure riportate sull'etichetta): "aspetti... 200 X 240 cm... direi di sì!"

Signora: "beh, grazie"

Io: "di nulla, si figuri. Buona serata."

 

Bah... paese che vai, gente (strana) che trovi.

--*--

1. Ai confini della realtà: l'ennesimo titolo storpiato nel passaggio dall'inglese all'italiano. L'originale si intitola "de tuàilàit zuun" (o anche "The twilight zone") e cioè "La zona del crepuscolo".

2. rumare: mescolare, vocabolo tipico aretino.