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Le biomasse de noantri

Le biomasse de noantri

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olio di palmaQualche giorno fa ho letto  con piacere che vicino a Trieste (a Opicina) si sta costruendo un impianto a biomasse di grandi dimensioni e potenza (clicca qua per leggere dal sito de IL PICCOLO oppure clicca qua per leggere dal mio sito se il collegamento a IL PICCOLO non funziona).

Un notevole investimento (50 / 60 milioni di iuri, altresì detti giorgi), lavoro per un centinaio di operai, motori di cogenerazione meidinitali (o made in Italy, mai capito perché se è fatto in italia non si scriva "fatto in Italia") anche se nello stabilimento della Wartsila (ex Grandi Motori), 25 / 30 lavoratori a regime, ...

Tutto molto bello, ma...

 

E la biomassa?

Uno dice: sarà un impianto a filiera corta (anche perché sennò perde senso), con la biomassa che arriva dalle nostre zone.

Eh no! Intanto perché un motore - che io sappia, va a biodiesel o biogas, e mentre il biogas lo potremmo anche ottenere senza troppi sforzi (anche se per quei motori là ce ne vuole...) il biodiesel non lo vedo realizzabile in zona.

Oppure c'è l'olio, e qui cade l'asino: perché i suddetti motori andranno a olio di palma, e che io sappia di palme in Friuli Venezia Gulia non ce ne sono poi così tante. E quindi si vanifica tutto il bello (non solo in senso estetico) finora raccontato. E si vanifica perché:

1) si costruisce un impianto che dovrebbe generare energia valorizzando prodotti e scarti provenienti dal territorio, rendendosi indipendenti da qualche paese estero per l'approvvigionamento e poi ci si auto-castra andando a scegliere un combustibile che viene dal Chissàdovestàn;

2) si costruisce un impianto che dovrebbe generare energia da carburante a kilometri zero (o quasi zero) e invece si va a spendere ed inquinare per farlo trasportare (probabilmente via nave) dal Chissàdovestàn (aggiungendoci un treno al posto dei tir nel tratto finale per fare bella figura) ;

3) Nell'ipotesi che la richiesta di carburante generi nuovi posti di lavoro per produrlo, a patto di avere aree coltivabili a disposizione, non si genera comunque nulla perché si acquista da molto lontano (Moltolontanostàn) già pronto.

Interessante anche lo spunto della ricerca, ma nell'articolo il sor Giovanetti (che ci mette la faccia... nell'olio di palma?) afferma che vogliono "spiegare, mettere a fuoco tutti i particolari" ma, parafrasando un Tipo di qualche tempo fa, è difficile mettere a fuoco le pagliuzze quando si ha un trave nell'occhio...

Ultima critica (eh... siamo in Italia, tutti bravi a criticare): non si prevede di recuperare tutto il calore prodotto dai motori a fini di teleriscaldamento o applicazione industriale. Capisco che una centrale così grande abbia un impatto altrettanto grande. Capisco che viene costruita in una zona poco popolata per cui è difficile riuscire a sfruttare appieno il calore, ma allora è un impianto a biomasse che nasce troncato a metà!

Capisco l'investimento e tutto il resto, ma è andata a finire come speso in Italia. Ottima l'iniziativa, meno buone le modalità realizzative (eufemisticamente).

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L'immagine viene da http://www.genitronsviluppo.com/2008/07/15/olio-di-palma-pericolo-verde-litalia-fra-i-maggiori-importatori-della-pianta-governata-dalle-grandi-multinazionali-dallindonesia-al-formaggio-philadelphia-dal-congo-alle-patatine-pringles-rad/ che non c'entra niente con la tematica esposta ma mi piaceva.